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21 novembre 2010

ci crolla il mondo addosso: ogni giorno un altro pezzo



Continua il disastro ambientale e storico in Sardegna.
Nebida, un meraviglioso borgo minerario su cui è già in atto la violenza di un'amministrazione di costruttori di ecomostri, sta perdendo uno dei più importanti e  meravigliosi simboli di archeologia industriale.

La laveria Lamarmora, patrimonio dell'Unesco, ieri ha subito un crollo importante.

Non oso immaginare la tristezza di Sandro Collu, caro amico ambientalista di Nebida, che proprio quest'estate me la mostrava con amore e commozione raccontandomi come lì, su quelle spiagge allora intatte e meravigliose erano i suoi giochi d'infanzia.

La Sardegna delle coste è oggi amministrata da geometri e imprenditori spesso mandatari di piani speculativi, quando non direttamente coinvolti o interessati come investitori. Gli estremi, a mio parere, per l'applicazione di regole antimafia, di inchieste, e, se il caso, anche di provvedimenti giudiziari.

Sull'esempio di Olbia ed Arzachena, battistrada storici di cui non si parla più, ora casi come Teulada, il cui il piano viene approvato in una notte insonne appena prima che diventasse attiva la legge Soru sulla salvaguardia delle coste, come La Caletta, o violenze sul patrimonio storico archeologico come a Tuvixeddu, la più grande necropoli punica del Mediterraneo, sono solo alcuni degli esempi di una brutale spoliazione che offende ogni cultura ed ogni sensibilità.

Si dirà che la colpa è degli elementi naturali, che era ineluttabile, che non si poteva prevedere... intanto a noi resta il dolore per l'arroganza, l'ignoranza, il disastro che stiamo lasciando ai nostri figli.

15 novembre 2010

il disastro finale

ricevo da Bonaventura Durruti e pubblico volentieri
 

I sardi non amano la loro terra

Prendo in prestito il titolo di questo post da una articolo del "Gruppo di intervento giuridico", relativo ad uno scandaloso albergo a La Caletta di Carloforte, costruito a pochi metri dal mare e in attesa di ultimazione. La lezione che si può trarre è semplice:

Il “turismo made in Sardinia” è una filosofia che, nel mondo, pochi oserebbero invidiare: infatti, riesce ad eliminare lentamente la primaria fonte di attrazione turistica, coprendola di cemento, per ottenere vantaggi minimi per la popolazione locale. Insomma, noi sardi non siamo dei grandi economisti, con il massimo sforzo (ossia con la distruzione dei beni paesaggistici e culturali) riusciamo ad ottenere il minimo risultato (la Sardegna continua ad essere una delle regioni italiane con il più alto tasso di disoccupazione e le occupazioni legate al turismo sono, essenzialmente, stagionali). E, cosa veramente singolare, nonostante le pezze ai pantaloni, continuiamo a pensare che il “turismo made in Sardinia” devastatore di ambiente e dignità, sia un prodotto valido anche per il futuro. 
(Gruppo di Intervento Giuridico)
 
Cronaca di una speculazione edilizia annunciata, Malfatano e Tuerredda (approfondimenti sulla speculazione)




Se questo riguardasse solamente La Caletta, il problema sarebbe minore. Mi riferisco invece in questo caso al quel che si sta verificando lungo la spiaggia di Tuerredda e nell'area storica di Malfatano, in comune di Teulada (con amministrazione di centrosinistra), dove è in corso una grossa speculazione su una delle aree di maggior pregio ambientale dell'isola.
Un progetto da 140 mila metri cubi da realizzare in tempi brevissimi da parte della Sitas del gruppo Marcegaglia (definito incredibilmente eco-compatibile).
50 milioni di euro per realizzare quindi hotel, centro congressi e una quarantina di ville lussuose.
Per ironia della sorte, mentre si eseguiva lo scavo per l'ubicazione della s.p.a., circa un anno fa sono venuti alla luce dei reperti romani, una fornace ed altri utensili da classificare.
L'esito scontato di una procedura normale dovrebbe essere la sospensione immediata dei lavori, in attesa che la sovrintendenza esegua tutti i rilievi del caso.
Una variante in corso d'opera ha sistemato le cose, e la società ha dovuto rinunciare solamente a due interventi minimi, mentre il grosso del progetto procede spedito.
A prescindere da come andrà a finire la vicenda, che riassume in uno dei tanti interventi cementificatori che deturpano le nostre coste, la sintesi della cultura turistica isolana, si palesa come al solito una chiara volontà colonialista di spregio totale delle coste, dell'ecosistema, della conservazione necessaria, con la complicità di un popolo asservito e silente che non fa altro che ricordare pedissequamente la sua appartenenza al paradiso descritto da De Andrè, salvo poi rivenderlo a prezzi stracciati al primo offerente.
Il tutto avviene nel silenzio di tutte le forze politiche, sia di destra che di sinistra, finanche ai partiti indipendentisti che si fregiano di difendere la propria terra.
L'unica consolazione che ne potrebbero trarre alcuni, saranno i numerosi posti di camerieri che i sardi ricaveranno come contropartita.
Ovviamente stagionali.
Bonaventura Durruti

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io ho spedito questa lettera:

"Ho appreso con grandissima preoccupazione della realizzazione in corso di un complesso turistico-edilizio (ville, hotel, residence, servizi commerciali) di 140 mila metri cubi di volumetrie sull’incontaminata costa di Malfatano e Tuerredda, a Teulada (CA).
Se realizzato interamente, il progetto deturperebbe irrimediabilmente una delle più belle coste del Mediterraneo facendo perdere anche qualsiasi attrattiva per il turismo.
Inoltre ciò danneggerebbe irreparabilmente, oltre che l'ambiente, anche l'economia e la possibilità di sviluppo del territorio già così fortemente penalizzato dalle servitù militari.
Trovo che in questo paese stia pericolosamente ed impunemente avanzando una cultura distruttiva e irrispettosa dei luoghi e delle culture.
Fortemente preoccupato per le dolorose sorti del paesaggio e per lo sfruttamento ambientale a cui è impunemente sottoposta tutta la mia amata terra di Sardegna, chiedo che vengano immediatamente fermati i lavori, ridotte drasticamente le costruzioni previste, da realizzare solo a distanza dalla costa, oltre il piccolo nucleo storico di Malfatano.

Con cordiali saluti.
Alberto Masala (poeta e scrittore)"


Si può compilare ed inviare un simile modulo di richiesta al presidente della Repubblica e della regione Sardegna, al sindaco di Teulada

* dal sito del gruppo di intervento giuridico

* o dall'account facebook

11 novembre 2010

L’Aquila chiama Italia




L’Aquila chiama Italia
perché la ricostruzione dopo 18 mesi di promesse è FERMA.

L’Aquila chiama Italia
perché aumentano solo disoccupazione e cassa integrazione.

L’Aquila chiama Italia
perché chiede una legge organica sulla ricostruzione: fondi certi, restituire le tasse come è stato fatto per altre emergenze

l'Aquila chiama Italia
perché già oggi stiamo ripagando i mutui sulle nostre case ancora distrutte

L’Aquila chiama Italia
Perché ogni problema non può essere affrontato come un’emergenza da commissari straordinari

L’Aquila chiama Italia
Perché nel nostro Paese si investano risorse pubbliche sulla prevenzione e messa in sicurezza del territorio per evitare altre tragedie

L’Aquila chiama Italia
Perché alcune persone non possano più ridere sulle nostre tragedie pensando ai loro profitti

L’Aquila chiama Italia
perché la crisi economica e le politiche scellerate costringono i nostri giovani ad abbandonare il loro territorio

L’Aquila chiama Italia
Perché prevalga la solidarietà contro un federalismo egoista che non vuole trovare risorse necessarie per la ricostruzione

L’Aquila chiama Italia
Perché la nostra Città è un Bene Comune di Tutto il Paese

L’Aquila chiama Italia
Perché i cittadini possano finalmente partecipare alla scelte che riguardano la loro vita.

L’Aquila chiama Italia
Perché tutto il Paese ha la responsabilità storica di non far morire una delle maggiori città d’arte

L’Aquila chiama Italia
Perché ci stanno TOGLIENDO IL FUTURO.


Gli aquilani vivono amplificati, nell’epicentro della crisi, gli stessi problemi che assillano tutti i cittadini italiani

da qui lanciamo un appello a tutti quelli che ci sono stati vicini:

ai vigili del fuoco, alla base del volontariato della protezione civile, ai sindaci e rettori della regione, agli studenti delle università, a tutti quelli che nel nostro paese lottano in difesa dei propri territori, i lavoratori, gli insegnanti, i precari che ogni giorno si battono per i propri diritti, a tutte le forze sindacali e sociali, agli imprenditori, al "popolo delle partite iva", al mondo dell’associazionismo e del volontariato, a chi crede che le cose possano e debbano cambiare con la partecipazione attiva dei cittadini.

Non è un problema locale, per la crisi economica non si possono sacrificare i nostri diritti. Figuriamoci un intero territorio.

VI ASPETTIAMO TRA LE NOSTRE MACERIE UNITI SOTTO LA BANDIERA NEROVEDERDE SENZA SIMBOLI DI PARTITO