l'arte non può parlare di libertà
ma deve parlare di liberazione
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28 dicembre 2010

24 dicembre 2010

Janine non è più qui

è andata via luminosamente

Janine Pommy-Vega, poetessa ed amica, grande compagna di letture, testimone dell'ultima generazione della Beat Generation, è morta nel corpo abbandonando la sofferenza e lasciandoci una grande eredità di poesia. Non ho parole di dolore che possano essere più profonde del suo stesso canto. Addio cara Janine.


 
Janine Pommy-Vega
in una registrazione del 2010 a Sarajevo
dall'archivio di Casa della Poesia di Baronissi

il sito di Janine

22 dicembre 2010

PARLIAMO D'ARTE

a quelli che pensano che tutto si possa comprare...
a quelli che invece resistono...
a quelli che parlano d'arte...
a quelli che dicono di fare arte...
a quelli che vanno a tutti i vernissages...
a quelli che guardando l'arte pensano "com'è rivoluzionaria"...
a quelli che "la creatività"...
a quelli che "io sono un artista"
o peggio "io sono un giovane artista"...
ai "curatori" che cercano di "curare" l'arte da tutto ciò che possa infastidire...

il mural di blu al Moca di Los Angeles
Da sempre medito, parlo e scrivo sulla funzione dell'arte nel contesto sociale contemporaneo. Senza tanti giri di parole, la sorte dell'opera di BLU a Los Angeles è esemplare per chiarire qual'è il rapporto fra la gestione di sistemi di controllo sociale e le voci "altre".

Il sistema - che qui per comodità chiameremo MOCA, ovvero Museum of Contemporary Art di Los Angeles - vista la fama del nostro amico, gli commissiona un'opera senza considerare per cosa e perché lui è così famoso.

Pensando di poter comprare tutto, e con la lungimiranza di cui sono sicuramente dotati i curatori americani o di qualsiasi altro posto - tranne quasi tutti quelli italiani, universalmente noti per la loro vigliaccheria e la propensione all'arte che conviene, tranquillizzante e decorativa - ingaggiano chi oggi agisce in evidenza, chi mostra genialità, quelli che loro chiamano, con un termine orribile e carico di superficialità, i creativi.

Ma è un tentativo che spesso si ritorce contro la visione dell'arte di cui sono fautori. Un'arte pacificante che, appiattendo tutto, conforta una società repressiva che, per chiamarsi democratica, ha bisogno di affidare alla rappresentazione che ne fanno gli artisti in una specie di psicodramma collettivo il concetto fondante (e sempre fittizio) della loro democrazia: la libertà. Qui siamo liberi, vedete? Si può parlare di qualsiasi cosa... scordandosi di aggiungere un concetto funzionale: "purché gestibile".
Con la maggior parte degli artisti gli va bene: loro tacciono, fingono, sono complici, lavorano insieme sulla produttività dello 'scandalo' e, nonostante Benjamin e Debord ne avessero già smascherato i meccanismi quaranta o cinquant'anni fa, ne gestiscono i ritorni economici e mediatici.
Loro ottengono di confortare il sistema con 'circenses di qualità' gli artisti guadagnano bene e, soprattutto, guadagna ancora meglio il loro EGO: li fanno entrare nel meccanismo della gloria e della fama...

Ma qualche volta gli va storta, specialmente se fanno il passo più lungo della gamba rivolgendosi a quelle 'arti pericolose' come la street art, che, per sua stessa definizione, non accetta di essere deportata in quei leccatissimi lager del pensiero artistico che oggi sono i musei, e né tantomeno di essere ridimensionata a pop art.

Ecco un bell'articolo con tanti links che racconta delle disavventure di Jeffrey Deitch, lo sprovveduto curatore del MOCA che, da ex mercante d'arte discutibilmente assurto a gestore di pensiero, credeva, come molti anche qui in Italia, che tutto ha un prezzo.

Finché poi ha incontrato BLU che l'ha fatto pentire...

Da qui gli mando un abbraccio riconoscente.
Grazie per tutti noi, Blu.



E RIPARLIAMO D'ARTE

4 gennaio: aggiornamento

Con un intervento di solidarietà degli street artists di Los Angeles, fra cui Joey Krebs, noto come The Phantom Street Artist, e dell'artista Chicano Leo Limon, veterano della guerra in Vietnam, il discorso iniziato da Blu va ancora avanti ottenendo così ulteriore visibilità e quindi ancora maggior effetto. Poveri censori: è la storia che si ripete rimettendoli spietatamente sempre davanti alla loro stessa stupidità.  Ecco qui l'articolo con le foto addirittura sul Los Angeles Times. Qui sotto il video.


Downtown LA BLU MOCA Whitewash Protest // 01.03.2011 from jesse trott on Vimeo.

07 dicembre 2010

POPOLO DI IMBECILLI, VEDETE COME SIAMO BUONI CON VOI?

letterina (meglio, velina) a Michela Murgia che ha (criticamente) linkato sulla sua pagina di Facebook un articolo terribile, vergognoso...


l'insostenibile leggerezza del giornalismo

la Sardegna che vogliono da noi
Mi sembra di vederla quella giornalista che, spinta dalla necessità di piazzare un 'pezzo', si aggira con gli occhi spalancati alla Carfagna in un mondo di "minorati", stupendosi che fra loro ci siano segnali di intelligenza. Ed allo stesso tempo, in cerca di una politically correctness, si arrampica sugli specchi della dolcezza del proprio sguardo inebetito.

Ecco a voi la Sardegna dei salotti, la Sardegna dei parvenants senza problemi... In fondo convertire i selvaggi è una missione che da sempre i padroni hanno nobilmente elargito ai sottoposti facendoli sembrare "quasi" simili a loro.

Il pezzo trasuda un paternalismo ed una superficialità insostenibili. Ma esprime bene il dramma di una generazione di 'aspettanti' individualisti, precari e perfetti per il "sistema stato-azienda", per un mondo che investe più in apparenza che in storicità, più in feticcio che in sostanza, più in marketing che in ricerca, più in aspettative che in desideri, più in brame individuali che in utopie collettive.
Giusto la questione che sto cercando di affrontare di questi tempi e che anticipo qui molto superficialmente.

I miei ventiquattro lettori direbbero: "Eh, in cue ti nde kerìas falare! Nondum acerba est... dici così perché non ti cita...". A costoro io risponderei: "Ha ragione di non inserirmi in quell'Empireo: io faccio poesia, e la poesia non è compresa nelle statistiche o nei fatturati... è come quando, dando i risultati elettorali si elencano i partiti che contano i voti e poi, in fondo, si indica genericamente "altri: 0,3 %". E, ottimisticamente (sebbene non economicamente) potrei dire che: mi è andata bene. Sarebbe stato imbarazzante per la mia coscienza.

Cara Michela, a te chiedo piccolo favore: ti ho vista altre volte abbattere con colpi ben assestati simili giornalisti. A questo punto usa le tue arti per ottenere un'intervista e fai giustizia di questa penna immeritatamente affidatale. Fallo per me: se me ne fosse data l'occasione lo farei io per te.

Una nota finale: sono queste menti sfolgoranti che mi convincono sempre di più che noi con loro non abbiamo niente da spartire, e mi rafforzano nella mia sempre meno vacillante volontà indipendentista. Sempre che i sardi non scelgano altrimenti affascinati dal brillìo di quegli specchietti che ancora, mi risulta, restano in mano dei padroni.
Ed oggi è questo il nostro vero lavoro intellettuale.

E se qualche scettico non credesse alle mie parole, LEGGA L'ARTICOLO e si sforzi di cominciare a decolonizzarsi, ad emanciparsi dai racconti che questi padroni fanno di noi.

dignità, poffarbacco, dignità...

06 dicembre 2010

sinite pargulos

Un'orribile operazione che strumentalizza dei bambini è stata messa in piedi da alcuni loschi figuri. Individui senza scrupoli e senza etica, complice la Curia di Bologna (l'Antoniano) che tradizionalmente si caratterizza per la sua attitudine retriva. Nel loro stile operano una forma di pedogamia (erroneamente chiamata pedofilia) su alcune vittime innocenti di quei dogmi cristiani che gli sono stati imposti abusivamente (col battesimo). Cantano in un infame video che altro non è se non l'ultimo appiglio oscurantista di un regime che sta dando i suoi colpi di coda. Dopo aver arruolato invano nani e ballerine, ora decidono di esporre la loro sporca faccia nel tentativo di recuperare il consenso di quei cattolici nauseati dalle ultime miserabili imprese del Capo e dei suoi accoliti
E fin qui, niente da dire: ne hanno facoltà...

Ma l'uso strumentale di quei bambini... QUESTO NO!
Bisognerebbe denunciarli al tribunale dei diritti dell'infanzia.

guardateli: ecco il video infame - e intanto... poveri bambini...