Si tratta comunque del mio cuore che imperterrito trova continuità e vuole protendersi all'errore scegliendo di compierlo ancora, ma in modo sempre più naturale.
Errore? ... vagamento erratico.
Vagare... muovere... andare ciecamente al bisogno di luce.
Il poeta è facitore di luce.
Pur se abbagliato d'amore, abbacinato di passione, annebbiato di eccessi, abbuiato di dolore, oscurato dalla perdita, abbrunato dall'assenza, il poeta crea ciecamente la luce e la dispone per poterne amministrare anche l'ombra.
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02 febbraio 2010

Si sono presi Haiti

Eccoli qua, senza colpo ferire: l'operazione militare più economica e redditizia della storia espansionistica degli USA ha avuto inizio.
Mandato avanti l'alleato (il terremoto) a fare il "lavoro sporco", gli americani, puntuali come l'esattore delle tasse, stanno occupando Haiti ed i suoi pozzi di petrolio con una rapida sistematicità che ha le parvenze della irreversibilità.
Obama? Batte sfrontatamente il ritmo dell'operazione alleandosi schizofrenicamente con l'industria della guerra e del petrolio all'estero e recuperando consenso all'interno sul welfare: un colpo al cerchio ed uno alla botte. Mai un presidente era stato tanto sottomesso ai militari (più di 700 miliardi di dollari alle industrie d'armi).
I media? Più embedded di prima, fanno da battistrada ai militari sbarcando sul disastro per primi e agitando lo spettro dell'ordine e della sicurezza per supportare l'occupazione-omaggio (le vittime stavolta le ha fatte il terremoto).
I governanti haitiani?  Ricambiano deviando l'atterraggio dell'aereo francese dei Medici senza frontiere su Santo Domingo (arrivato immediatamente) perché non si presentassero alle telecamere prima delle truppe.
Lo stesso spettro di sempre, consunto e logoro, che, dopo essere comparso in Vietnam negli anni sessanta, continua a materializzarsi in tutte le parti del mondo dove ci sia una goccia di petrolio, un po' di coca o di eroina, un oleodotto... Afghanistan... Iraq... per citare le ultime zone in cui è stato segnalato l'ectoplasma. E vorrebbe apparire anche in Iran oltre che in tutto il continente americano.

Ma la vera notizia è questa: sapete chi è stato nominato da Obama per coordinare i soccorsi? Nientemeno che il petroliere George W. Bush, una vera garanzia!

Così in un colpo solo si prendono Haiti, giusto di fronte a Cuba, e garantiscono alle lobbies un primo passo verso il controllo della zona, così fastidiosamente insidiata da alcune nascenti democrazie popolari (Venezuela, Ecuador, Bolivia).

ecco al riguardo un importante articolo
IL SEQUESTRO DI HAITI
di John Pilger

Il sequestro di Haiti è stato rapido e grossolano. Il 22 gennaio gli Stati Uniti hanno ottenuto il “formale beneplacito” delle Nazioni Unite di impossessarsi dei porti ed aeroporti di Haiti, e di “mettere in sicurezza”le strade. Nessun Haitiano ha firmato questo accordo, che non ha niente di legale. Regna l'egemonia, col blocco navale americano e l'arrivo di 13.000 marines, forze speciali, spie e mercenari, nessuno di questi addestrati ai soccorsi umanitari.

L'aeroporto della capitale Port-au-Prince è adesso una base militare americana e i voli di soccorso sono stati dirottati sulla Repubblica Dominicana. Per tre ore, tutti i voli sono stati sospesi all'arrivo di Hillary Clinton. I feriti gravi haitiani hanno dovuto aspettare mentre 800 residenti americani di Haiti venivano sfamati ed evacuati. Sei giorni sono trascorsi prima che l'aviazione statunitense paracadutasse bottiglie d'acqua alla gente assetata e disidratata.

Le prime notizie televisive sono state fondamentali nel dare l'impressione che ci fosse un diffuso caos criminale. Matt Frei, l'inviato della BBC da Washington, sembrava sul punto di soffocare mentre sbraitava circa la “violenza” e il bisogno di “sicurezza”. Nonostante la manifesta dignità delle vittime del terremoto e il visibile sforzo di gruppi di persone che da sole cercavano di soccorrere la gente, e persino nonostante l'opinione di un generale americano secondo cui gli episodi di violenza ad Haiti erano notevolmente diminuiti dopo il terremoto, Frei affermava che “il saccheggio è la sola attività” e che “la passata dignità di Haiti è ormai dimenticata”.
In questo modo la provata storia di aggressione e sfruttamento degli USA ad Haiti è passata alle vittime. “Non c'è dubbio”, asseriva Frei dopo l'invasione americana dell'Iraq nel 2003, “che il desiderio di portare il benessere, di portare i valori americani al resto del mondo, e in questo particolare momento in Medio Oriente... è ora sempre più legato al potere militare”.

In qualche modo aveva ragione. Non era mai successo che durante un periodo di cosiddetta pace, le relazioni umane fossero militarizzate da un potere così rapace. Mai prima d'ora un presidente americano e il suo governo erano stati così subordinati all'establishment militare dei suoi screditati predecessori com'è successo a Barack Obama. Nel proseguire la linea politica di guerra e dominio di George W. Bush, Obama ha ottenuto dal Congresso un budget militare senza precedenti, superiore ai 700 miliardi di dollari. Di fatto Obama è diventato il portavoce per un golpe di tipo militare.

Per il popolo di Haiti i risvolti sono chiari, benché grotteschi. Con i militari USA che controllano il loro Paese, Obama ha designato George W. Bush come “coordinatore dei soccorsi”; una facezia certamente presa dal libro “The Comedians” di Graham Greene, ambientato nell'Haiti di “Papa Doc” Duvalier. Quand'era presidente, i soccorsi che Bush predispose dopo l'uragano Katrina del 2005 si sono trasformati in una sorta di pulizia etnica di molti abitanti neri di New Orleans. Nel 2004 Bush ordinò il sequestro di Jean-Bertrand Aristide, il primo ministro di Haiti, eletto democraticamente, e lo esiliò in Africa. Aristide aveva avuto la temerità di promulgare modeste riforme, come il salario minimo per i lavoratori sfruttati nei laboratori di Haiti.

L'ultima volta che mi trovai ad Haiti, vidi giovanissime ragazze prone davanti a sibilanti e ronzanti macchinari dello stabilimento Superior Baseball di Port-au-Prince. Molte avevano occhi gonfi e braccia lacere. Estrassi la macchina fotografica e venni buttato fuori. Haiti è dove l'America produce l'occorrente per il suo sacro sport nazionale, a costi irrisori. Haiti è dove la Disney fabbrica i suoi Mickey Mouse pigiama, a costi irrisori. Ad Haiti gli USA controllano lo zucchero, la bauxite e la sisal. Alla coltivazione del riso è subentrato riso americano d'importazione, così la gente dei campi ha dovuto traslocare nelle città in case fatiscenti. Anno dopo anno Haiti è stata invasa da marines con l'infame nomea di specialisti in atrocità dalle Filippine all'Afghanistan.

Un altro comico è Bill Clinton, dopo aver ottenuto di rappresentare le Nazioni Unite ad Haiti. Un tempo il preferito della BBC, “Mr Nice Guy... portatore di democrazia ad una triste e tribolata terra”, Clinton è il più famoso filibustiere di Haiti; impose la deregolamentazione dell'economia a beneficio dei baroni dello sfruttamento. Di recente ha promosso un accordo di 55 milioni di dollari per trasformare il nord di Haiti in un parco-giochi per turisti americani.

Ma la costruzione dell'edificio della quinta più grande ambasciata statunitense a Port-au-Prince non è per turisti. Decine di anni fa, nelle acque di Haiti è stato trovato il petrolio, e gli USA lo stanno tenendo di scorta per quando i pozzi del Medio Oriente cominceranno ad esaurirsi. Ma nell'immediato un'Haiti occupata ha un'importanza strategica per i progetti di Washington in America Latina. Lo scopo è di rovesciare le democrazie popolari di Venezuela, Bolivia ed Ecuador, controllare le abbondanti riserve di petrolio del Venezuela e sabotare il crescente consenso e la cooperazione che in quelle zone ha dato a milioni di persone il loro primo assaggio di una giustizia economica e sociale a lungo negata dai regimi sponsorizzati dall'USA.

Il primo vantaggioso successo arrivò lo scorso anno con il golpe ai danni del presidente dell'Honduras, Jose Manuel Zelaya, che aveva “osato” introdurre il salario minimo e la tassazione dei ricchi. Il sostegno segreto di Obama per il regime illegale è un chiaro monito per i governi vulnerabili dell'America centrale. Lo scorso ottobre il regime colombiano, da tempo sul libro paga di Washington e protetto da squadroni della morte, ha consegnato agli USA sette basi militari che, secondo documentazioni dell'aviazione americana, servirebbero per “combattere i governi anti-USA sul territorio”.

La propaganda dei mezzi di comunicazione ha già preparato il terreno per quella che potrebbe benissimo essere la prossima guerra di Obama. Il 14 dicembre 2009, alcuni ricercatori della UWE di Bristol hanno pubblicato per la prima volta uno studio sui documentari della BBC sul Venezuela. Su 304 servizi della BBC, soltanto tre indicavano le riforme storiche introdotte dal governo Chavez, mentre la maggior parte screditava lo straordinario record democratico di Chavez, al punto da paragonarlo ad Hitler.

Queste falsificazioni e una servile attitudine nei confronti del potere occidentale abbondano tra le corporazioni mediatiche anglo-americane. La gente che lotta per una vita migliore, o per la vita stessa, dal Venezuela all'Honduras, ad Haiti, merita il nostro sostegno.

28.01.2010
 
L'articolo originale è qui, sul sito di John Pilger
Scelto e tradotto per comedonchisciotte da Gianni Ellena.

05 gennaio 2010

una storia importante

una storia importante, per coraggio e forza etica

L'ex-sindaco di Burgos, paese di montagna del Gocèano in provincia di Sassari, risponde ad una interessante e bella intervista di Sandro Arcais.

Trovo inutile un mio commento: ogni parola dell'intervista è misurata, intelligente, giusta e necessaria, ed io non farei altro che disturbarne l'essenzialità: taccio e lo ascolto parlare rispettando il suo coraggio.
Gli mando un abbraccio.

L'intervista risale all'aprile del 2009. Pino Tilocca è stato per cinque anni, come sindaco di Burgos, oggetto di intimidazioni e attentati diretti e indiretti. Il padre Bonifacio è morto 28 febbraio del 2008 in uno di questi.

ecco qui, sul sito di Sandro Arcais, i video dell'intervista a Pino Tilocca

27 dicembre 2009

CAMPAGNE D'ODIO




“E’ in atto una campagna d’odio contro di me, il fascismo e l’Italia.”
(Benito Mussolini, 1932)



“Gli ebrei alimentano una campagna d’odio internazionale contro il governo. Gli ebrei di tutto il mondo sappiano: questo governo non è sospeso nel vuoto, ma rappresenta il popolo tedesco.”
(Adolf Hitler, 1933)



"Abbiamo ricordato agli italiani la campagna di odio e di disprezzo contro Berlusconi che ha innescato una serie di reazioni a catena che hanno portato al gesto di Tartaglia, alla sua esaltazione su Facebook da parte di migliaia di estremisti".
(Cicchitto 2009)



26 dicembre 2009

viva MARX

mi maschero da anarchico, ma in realtà, nel profondo, sono da sempre un vero marxista

un buon anno marxista a tutti









22 dicembre 2009

bei tempi

In rete ho trovato una bella intervista a Beppe Ramina, che dice molto e con chiarezza sull'impegno etico e politico. Beppe è un vecchio amico che non si è mai dimesso dalle proprie responsabilità e, dopo tanti anni, fa piacere ritrovarlo intatto. Parla dell'omosessualità in relazione con la politica, un discorso che oggi si sente fare molto raramente.
Io sono un "etero-militante", ma vorrei vantarmi di essere stato uno dei primi a varcare la soglia del Cassero, lo storico centro di cultura ed incontro omosessuale a Bologna, ed aver partecipato come artista (sempre etero) al Gay Pride...
Bei tempi, quando l'esigenza di liberazione ci affratellava e assorellava tutti. Sapevamo con certezza che quelle non erano battaglie 'di genere', ma solo etiche, umane...
Si faceva politica nel modo più divertente che si possa immaginare. Ci eravamo liberati del peso dell'ideologia per trasformarla in ideale, in idea etica, e, soprattutto, in pensiero del quotidiano.

Cito alcuni passaggi dell'intervista a Beppe.
Qui per continuare a leggerla tutta...

« (....) Al di là del rapporto con i partiti, mi pare che sia l’adozione stessa di categorie politiche a indebolire l’energia che avrebbe il pieno dispiegarsi del discorso delle sessualità dei generi, delle omosessualità, del nomadismo identitario. Penso che all'origine della debolezza di visione ci sia qualcosa che affonda nella cultura, che ha a che fare con l'introiezione del pregiudizio omofobico. Da qui un'idea minoritaria di noi stessi, come comunità di persone e come singoli individui; la convinzione, declinata in vari modi, di essere una minoranza e non una parte della società. Agisce altrettanto negativamente la radicata ed estesa convinzione che esistano per davvero persone eterosessuali e persone omosessuali – e che non siano costruzioni sociali - e che il nomadismo erotico e affettivo non sia l'orizzonte di riferimento. Infine, la percezione diffusa di essere vittime e non protagonisti. (....)»

«Le premetto che non sono d'accordo con chi pensa che i successi a livello istituzionale siano la misura della nostra forza e del nostro benessere. Nel momento in cui siamo protagonisti della nostra vita e della nostra storia abbiamo già ottenuto la sostanza di ciò che ci serve: la mia serenità e la mia libertà, anche di lottare, non dipendono dalle concessioni dello Stato o del Vaticano, ma dal darmi valore e agire in autonomia (....)».

evoluzione

AUGURI...


30 novembre 2009

ci privano dell'acqua!


CAMPAGNA NAZIONALE SALVA L'ACQUA


IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ACQUA !



è la definitiva consegna al mercato
di un diritto umano universale


IMPEDIAMOLO

firma la petizione


lettera agli Artisti per l'acQua

L'ACQUA E' UN DIRITTO, NON UNA MERCE.
Oggi sulla Terra un miliardo e trecento milioni di persone non ha accesso all’acqua potabile.
Nel giro di pochi anni saranno tre miliardi.
Abbiamo costruito un mondo in cui pochi hanno tutto e moltissimi non hanno nulla.
Un mondo in cui la ricerca del profitto mette a rischio le risorse naturali. Fino a minacciare la stessa sopravvivenza della vita sul pianeta.
L’acqua è fonte di vita. Senza acqua non c’è vita.
L’acqua è pertanto un bene comune dell’umanità, irrinunciabile e che appartiene a tutti.
Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: per questo l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti.
Le grandi multinazionali si stanno impossessando dell’acqua, in ogni parte del mondo. Vogliono trasformarla in merce e guadagnarci sopra... Tutti assieme dobbiamo impedirlo.
Tutti assieme dobbiamo fermare la privatizzazione dell’acqua.
Lottare contro la privatizzazione dell’acqua è una battaglia di civiltà.
Ci riguarda tutti, cittadini, politici, donne e uomini d’arte e di cultura.
Riguarda i popoli. Riguarda le generazioni che verranno. Il nostro futuro.
Anche in Italia l’acqua è al centro dei tentativi di privatizzazione.
E, come dappertutto nel mondo, anche qui le popolazioni si oppongono.
Dicono basta. Dicono che bisogna cambiare. Lo dicono in tantissimi.
E hanno scritto una legge d’iniziativa popolare. Una legge per dire che l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Una legge che toglie l’acqua dal mercato e la restituisce alla partecipazione delle comunità. Una legge che sta girando l’Italia. Una legge che chiede a tutti una firma.

Io ho deciso di metterla.
Alberto Masala

Artisti per l'AcQua

26 novembre 2009

THANKSGIVING DAY



negli USA è la Giornata del ringraziamento
the Thanksgiving day.


Come non ricordarlo innalzando in coro
la preghiera di W. S. Burroughs?

* * *


"A John Dillinger con la speranza che sia ancora vivo.

Giorno del Ringraziamento. 28 novembre 1986”


Grazie per il tacchino selvatico
ed i piccioni viaggiatori destinati
ad essere cacati attraverso le sane
budella Americane.

Grazie per un Continente da saccheggiare
e avvelenare.

Grazie per gli Indiani che ci procurano
quel tanto di stimoli e di pericoli.

Grazie per le immense mandrie di bisonti da
uccidere e scuoiare, lasciando le
carcasse a marcire.

Grazie per le laute ricompense sui lupi
e i coyotes.

Grazie per il Sogno Americano,
da involgarire e falsificare fin quando
le nude menzogne non vi risplendano attraverso.

Grazie per il KKK.

Per gli uomini di legge che incidono
una tacca per ogni negro ucciso.

Per le rispettabili signore casa-e-chiesa,
con le loro meschine, smunte, sgradevoli,
perverse facce.

Grazie per gli adesivi «Ammazza un frocio in
nome di Cristo».

Grazie per l’AIDS di laboratorio.

Grazie per il Proibizionismo e la
Lotta contro la Droga.

Grazie per un paese dove
a nessuno è dato di farsi
i fatti propri.

Grazie per una nazione di spie.

Sì, grazie per tutti i
ricordi... va bene, facci vedere
le braccia!

Sei sempre stato un problema
e ci hai proprio rotto i coglioni.

Grazie per l’ultimo e più grande
tradimento dell’ultimo e più grande
fra i sogni umani.


24 novembre 2009

y€s, we cash!!!


CAMPAGNA "Y€S, WE CASH!"
per il reddito minimo garantito


Questo blog nasce come strumento comunicativo utile per condividere informazioni, documenti, riflessioni con tutti coloro che sono interessati alla campagna "Y€s we cash!" per promuovere una legge regionale sul Reddito Minimo Garantito in Emilia Romagna.

Città in cui è presente: Bologna, Rimini, Parma, Reggio Emilia.

azione in consiglio regionale


bartleby è tornato a casa
audiocomunicati e informazioni su zic.it

13 novembre 2009

rughe

come il Ku Klux Klan

L'uso del crocefisso, come ci ricorda la storia, è quello di un potere basato sull'arroganza, la violenza e la sopraffazione.

Militarizzato da Costantino, vessillo delle conquiste dei Crociati, simulacro delle torture e i roghi dell'Inquisizione, impugnato nelle scorribande dei conquistadores, paravento delle ricchezze e del potere vaticano fino allo IOR di Marcinkus, brandito dalle dittature più sanguinarie in America Latina, simbolo delle "battaglie cristiane" di tutti i tempi, oggi si vorrebbe che, con questo retaggio, permanesse ancora nei luoghi pubblici e nella scuola.
Un simbolo che gronda sangue e rappresenta l'ingiustizia prima di riuscire ad assumere quella legittima parvenza spirituale che viene negata ed impedita dai suoi stessi utilizzatori finali. Stessi metodi e stesso linguaggio di chi circa 2000 anni fa ha invocato urlando il Crucifige. Sono queste le radici cristiane dell'Europa? Non le nostre di certo. E in tutto ciò Cristo non c'entra di sicuro.





(clicca sulle foto per ingrandire)


Riporto qui il comunicato stampa dello UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) sugli sviluppi in Italia dopo la sentenza dell'Unione Europea.

Gli atei italiani denunciano numerosi episodi persecutori e intimidatori giunti al loro indirizzo dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sull’illegittimità del crocifisso in classe. Tre croci, accompagnate dalla scritta «Cristo», sono state dipinte sulla recinzione della casa della famiglia promotrice dell’azione legale. L’Uaar ha ricevuto messaggi minatori e insulti via mail. Il gruppo Facebook Se stacchi il crocifisso ti stacco le mani ha raggiunto i quindicimila adepti. Crocifissi sono stati appesi sulla porta della sede Uaar di Treviso, insieme alla scritta: «la vostra ragione non cancellerà la nostra tradizione». E ieri, davanti alla sede del partito radicale romano, è esplosa una bomba carta. Come firma, di nuovo un crocifisso. (continua a leggere)

07 novembre 2009

Lettera a Sonia Gandhi in difesa di Taslima Nasrin

Gentile Signora Sonia Gandhi,

Lei, che ha a radici nel Paese in cui viviamo, è stata ed è da tempo una delle figure più importanti e influenti della politica di una nazione laica tanto grande, complessa e piena di energia come l’India.

Per questa ragione noi, intellettuali, poeti, artisti e scrittori italiani ci rivolgiamo a Lei e le chiediamo di intervenire in aiuto di una grande scrittrice, nota in tutto il mondo e perseguitata da tempo per la sola colpa di amare la libertà e di combattere, da non credente, in nome dei diritti e della dignità delle donne di tutto il mondo: Taslima Nasreen.

Come Lei certamente sa Taslima Nasreen è di lingua e cultura bengalese, e da tempo le viene impedito di vivere nel suo paese, il Bangladesh, a causa delle minacce e delle pressioni dei gruppi di integralisti musulmani che le hanno scagliato contro ben due fatwah e posto diverse taglie sulla sua testa, per punire il suo orgoglio e contrastare la battaglia per la libertà e l’uguaglianza di tutti gli esseri umani.

Nonostante questo, Taslima Nasreen gira tutto il mondo per far conoscere la grandezza e la ricchezza della sua terra, della sua cultura, della sua lingua, senza per questo rinunciare ad esprimere liberamente il suo pensiero, senza temere di criticare ciò che qualsiasi società civile rifiuterebbe: la schiavitù della donna, i soprusi contro la sua intelligenza, la sua sensibilità e il suo corpo, nonché gli abusi da parte di un regime autoritario e teocratico.

Dal 2004 fino a poco tempo fa, Taslima Nasreen viveva in esilio in India, paese che considera la sua patria adottiva, ma sin dal giorno del suo arrivo non si sono fatte attendere le minacce, le aggressioni, le campagne stampa diffamatorie orchestrate da gruppi integralisti musulmani. Questi attacchi hanno fatto sì, infine, che la scrittrice venisse allontanata anche dall’India.

Da quel momento non le è più consentito di fare ritorno nella sua casa a Calcutta, dove sono ancora tutti i suoi beni, i suoi libri, ogni cosa che le appartiene, materialmente e sentimentalmente.

Noi – che svolgiamo un lavoro tanto simile a quello di Taslima – possiamo soltanto immaginare quale terribile ferita, quale irrimediabile danno possa causare nella vita di una scrittrice l’esilio forzato, la lontananza imposta dalla propria lingua, il violento strappo che separa dalle radici a cui si sente di appartenere.

Taslima non vuole vivere in Occidente, vuole tornare a risiedere là dov’è nata, nel subcontinente indiano. Se le fosse consentito di tornare a vivere in India, Taslima potrebbe fare molto di più nella lotta che da tempo la impegna per la difesa della dignità delle donne e per la diffusione della democrazia e dei diritti umani, ideali che sappiamo anche Lei condivide.

Taslima ha già provato due volte a tornare in India, ma non appena arriva le viene comunicato l’ordine del Governo indiano di lasciare il paese.

Troviamo tutto ciò scandaloso e indegno. Noi abbiamo la concreta speranza che Lei, Signora Gandhi, voglia intervenire affinché a una così importante scrittrice e poetessa, che da anni mette in gioco la sua vita in nome della libertà e della democrazia, sia infine permesso di tornare nella sua casa, tra la sua gente, circondata dal suono della sua lingua, nell’unico luogo dove, com’è suo diritto, lei desidera vivere.

Lei, Signora Gandhi, è uno dei principali leader di un paese democratico e noi tutti, artisti, intellettuali e scrittori italiani, ci aspettiamo che faccia qualcosa per difendere il diritto di Taslima a tornare a casa, a dispetto di tutte le pressioni e le prepotenze dei fanatici, nemici della libertà e della convivenza.

Nel ringraziarLa della sua attenzione, Le inviamo i nostri più distinti saluti,

Lello Voce, Wu Ming, Valerio Evangelisti, Tiziano Scarpa, Nanni Balestrini, Ermanno Cavazzoni, Dima Saad, Paolo Repetti, Franco "Bifo" Berardi, Gianni Biondillo, Beppe Sebaste, Giorgio Vasta, Gabriele Frasca, Laura Pugno, Stefano Tassinari, Maria Rosa Cutrufelli, Kai Zen, Franco Buffoni, Luigi Nacci, Guido Barbujani, Simone Regazzoni, Giaime Alonge, Giovanna Cosenza, Marco Palladini, Tiziana Colusso, Chiara Daino, Guglielmo Pispisa, Monica Mazzitelli, Sergio Paoli, Nino G. D’Attis, Rossella Macchia, Giacomo Verde, Rosaria Lo Russo, Claudio Calia, Alberto Garlini, Maria Valente, Alberto Masala, Vanni Santoni, Simone Sarasso

da qui per aderire all'appello